mercoledì 8 luglio 2020

FIORI DI ZUCCA RIPIENI - ALIMENTAZIONE SANA

Ciao a tutti! Eccoci con una nuova ricetta Light ma buonissima😋
Da inserire in tutti i piani alimentari!!

FIORI DI ZUCCA RIPIENI AL FORNO

INGREDIENTI
fiori di zucca q. B.
250gr di ricotta di mucca
2 cucchiai di pan grattato
Olio
Sale
Erba cipollina
Basilico

PROCEDIMENTO
Per prima cosa puliamo i fiori di zucca sotto acqua corrente.
Dopo di che, prepariamo il nostro ripieno di 250gr di ricotta di mucca, mescolandola con un po' di erba cipollina tagliata finemente e un po' di basilico.

Riempiamo i fiori di zucca con la ricotta e li disponiamo sulla nostra teglia. Una volta finito il ripieno, se sono avanzati fiori di zucca, disponiamo anche loro sulla teglia.
Condiamo con 2 cucchiai di olio extra vergine di oliva, sale e 2 cucchiai di pan grattato.

Cuociamo 10 min ventilato a 180°C e 10 min grill 180°C

La ricetta è pronta 😋❤️
Alla prossima, simona!
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mercoledì 1 luglio 2020

La testimonianza di Teresa e del suo UNCINO



Al cancro non importa...
Non importa se sei giovane, vecchia, mamma,
figlia, orfana, sola, in compagnia...
Non gli importa se sei pronta, se sei
emotivamente impreparata, se hai mille altre
cose a cui pensare...
Non gli interessa se già stavi soffrendo, se la tua vita era felice, se stavi combattendo contro altre battaglie.
Lui non fa caso a come potresti prenderla e non aspetta il momento giusto per farti sapere della sua presenza...

Un giorno, mentre giochi su un tappeto colorato con i tuoi bambini, fa capolino con un piccolo dolore, una fitta, come a dire: "hey, ci sono anch'io, non pensare più ai tuoi mocciosi e senti un po' che bella sorpresina c'è per te!"

Puoi far finta di non aver sentito niente, puoi
continuare a giocare con i tuoi bimbi ma sai che prima o poi dovrai cercare di capire quel dolore e quella pallina cosa sono e come saranno capaci di sconvolgere un anno intero della tua vita!!!

In una pubblicità si recita che l'attesa del piacere è essa stessa un piacere...
Provate ad immaginare solo per qualche momento l'attesa di un esame istologico che richiede minimo 15 giorni.
In questo caso l'attesa è un limbo, devi
continuare a vivere come se nulla fosse
cambiato e non ti puoi permettere di avere brutti pensieri perché "non ti puoi fasciare la testa prima di rompertela"....
"Non puoi essere negativa e
pesante"....
Perché "se poi non è quello che pensi
sei stata male inutilmente"
Perché "devi avere fede e speranza e vedrai che andrà tutto bene" .

Queste sono le tipiche frasi che ti sentirai dire
anche se non hai mostrato un minimo dubbio o
un piccolo cenno di paura.
Poi arriva l'esito "negativo" e le frasi si moltiplicano e continuano ad essere sempre più ottimiste e più positive di prima.

Da quel momento in poi tu sparisci e
quella piccola pallina si impossessa di tutta la
tua persona così che gli altri vedano di te solo il
tumore.
Nessuno ti chiede cosa pensi ma tutti a
dirti che da quel momento in poi ci penseranno loro e tu dovrai solo fidarti ed eseguire i loro ordini.

Partono le telefonate per cercare il
chirurgo migliore, la struttura migliore, i consigli su quale oncologo contattare, quello bravo che ha curato mia zia, quello esperto che ha salvato la vita di mia nonna, quello che sta a Milano, a Bologna e poi andrei anche a Roma a chiedere un secondo parere...
Vai all'A.S.L.  a chiedere l'esenzione, prepara tutti i documenti, chiama il migliore su piazza per chiedere un appuntamento, prenota il treno, organizza i bambini, costringi i nonni a tenerli per una settimana quando non hai mai trascorso una notte senza di loro...
Tu diventi un tumore vivente e gli altri (soprattutto coloro che più ti amano) si sentono in dovere da trasformarsi in supereroi e pensare a te ma non nel modo in cui
tu desideri o di cui hai bisogno.

L'unica cosa che ti viene meglio fare è sorridere...
Sorridi con i tuoi per non farli preoccupare, con i bambini per non farti vedere triste, con tuo marito per non fargli capire che da quel momento ti senti un peso per lui...

E quando inizi a vedere che il tuo sorriso fa
effetto non smetti più di sorridere fino a
sembrare un ebete che ride anche quando non
c'è motivo.

Gli altri si complimentano con te per
quanto tu sia forte e sono anche più sollevati
all'idea di non doverti assillare con frasi di
circostanza per non farti piangere.

Ci sono alcuni , però, che non accettano che tu sorrida e iniziano a tartassarti affinché tu pianga per sentirsi gli psicologi di turno e spararti la frase ad effetto che ti ha aiutato a risollevarti ma tu ormai sei diventata quella forte e non puoi dar loro questa soddisfazione.

Sorridi anche davanti ai dottori perché vuoi
essere la paziente migliore, quella che non gli dà rogne e,anche se fa diecimila domande tecniche lo fa solo per il gusto di imparare, quasi come se fosse una studentessa interessata all'argomento.

Sorridi quando, dopo una quadrantectomia ti
dicono che il linfonodo sentinella ha una
metastasi, quando ti annunciano che devi fare
chemioterapia e radioterapia, quando ti
avvertono che diventerai calva, nascondendoti
che la calvizia sarà l'ultimo dei tuoi problemi.

Inizi a ridere un po' meno quando il test genetico risulta positivo e ti indicano la possibilità di togliere i seni e metterci al loro posto due belle protesi.

Ridi ancor di meno quando ti consigliano anche un'ovariectomia (che non sai
manco cosa cavolo sia) e puoi dire addio anche a ovaie e tube così stiamo più tranquilli.
Tanto tu l'avevi detto che dopo il secondo figlio non ne avresti voluti più e rassicuri anche la dottoressa dicendole che non ci sono problemi.

Ti viene da piangere, finalmente, quando uscita dalla stanza capisci che sei sola e che nessuno potrà condividere ciò che stai provando in quel momento.

Cerchi di rilassarti permettendoti di crollare un po' ma ormai sei ad un punto in cui
non puoi farlo, hai indossato la tua maschera, sei sul palco e non puoi deludere il tuo pubblico...

Sei a metà spettacolo, ti dicono, e devi andare
avanti anche se la recita ti ha stancato...
Ti sei appena ripresa dal secondo intervento e
devi prepararti alla chemio manco dovessi
andare in guerra.
Discuti con tuo marito riguardo  l'organizzazione familiare, decidi di trasferirti dai tuoi con i pargoli per stare più tranquilla, li iscrivi ad un nuovo asilo per facilitare la loro gestione e dici a te stessa di non aver timore perché da donna forte e ragionevole, hai predisposto tutto affinché tu possa gestire le cose in maniera serena e tranquilla.
L'oncologo ti dà dell'esagerata perché in fondo la chemio sarà una passeggiata e non c'è bisogno di mobilitare amici e parenti per questo tipo di cura.
Ma tu stavolta dai retta a te stessa (e menomale) e vai avanti per la tua testa.

Poi arriva un altro piccolo, minuscolo esserino che ti fa capire che tu puoi anche programmare tutto nei minimi dettagli ma
non potrai mai avere tutto sotto controllo!

Il giorno stesso della tua prima infusione di chemio questo esserino fa chiudere le scuole, costringe ognuno a stare nelle proprie case e a non uscire, ti fa vedere il mondo esterno come ad un inferno e tu capisci che la chemio non sarà per niente una passeggiata come aveva previsto il tuo oncologo.

I bambini chiusi in casa h 24, tu che
per i primi 3 giorni dopo le infusioni vomiti anche l'anima, tuo padre che si fissa per trovare la miglior ricetta della pizza su you tube, tuo marito in quarantena che non può venire a stare con i bimbi, tua madre che non vuole accettare il significato del termine "distanziamento sociale" e soprattutto nessun amico o parente (anche di
sesto grado) che possa darti una mano con i tuoi angioletti.

Niente visite, niente uscite, niente
abbracci...
Solo chemio e disperazione!!!
Crei un gruppo su whatsapp per tenere informate le persone più care sulla tua condizione ma ti accorgi presto che questo piccolo esserino è stato capace di grandi cose molto più del tuo piccolo tumore!

Ora sono tutti un po' "malati" ma
dopo aver sentito alla TV che il Corona Virus può colpire soprattutto persone con malattie
pregresse e soprattutto malati oncologici, ha
inizio la psicologia del terrore e tu ti vedi come
un bersaglio al tiro a segno e inizi a pensare che chiunque possa essere un tiratore scelto pronto a sferrare la sua freccia su di te!
I termini che usi più spesso sono: mascherina, guanti, Alcool, disinfettante.

Proibisci a tua madre di vedere le
vicine di casa anche a 10 metri di distanza, a
stento fai uscire i bambini fuori al balcone, sgridi tuo padre quando torna dal
supermercato perché non ha tolto subito le scarpe.
Praticamente diventi una bisbetica asociale che ha il terrore di tutta l'umanità.

La notte non dormi perché ti assale l'ansia riguardo ai tuoi polmoni e più ci pensi e più ti manca l'aria.

Ti accorgi in poco tempo che sei stanca, sola e sfortunata.
Ti rendi conto che è la prima volta in tutta questa storia a considerarti sfortunata e subito ti vergogni per averlo pensato solo per un attimo.
In fondo lo sai che non sei sfortunata:
hai una madre, un padre non solo ancora in vita ma che sono vicini a te e ai bambini nonostante il dolore che provano nel vedere la loro figlia in condizioni pietose...
Hai due bambini splendidi e in salute che
nonostante vedano la loro madre stanca e
sofferente accettano di non uscire a giocare con i loro amichetti e si accontentano di averla solo vicina...
Hai un marito che dopo la quarantena è
corso subito a stare con te e i bambini e ha
lavorato da remoto per poter dare il suo
contributo, che ti ha rasato i capelli quando
iniziavi a perderli e non ne potevi più....
Hai parenti e amici che si sono prodigati per portarti mascherine, torte, cibi di ogni genere, giochi per i tuoi bimbi e che si informano ogni giorno per sapere come stai in un momento ancor più difficile per te.

Comprendi che non sei più tanto
sfortunata ma soprattutto che non sei per niente sola.

Così riprendi a sorridere loro ma questa
volta non perché sei costretta a portare una
maschera ma perché ti senti grata e perché inizia il tuo processo di consapevolezza, un processo lento ma soprattutto incontrollato. Raggiungi la consapevolezza che, se ci sono così tante persone che ti sono accanto in un momento così difficile, forse è perché ti vogliono davvero bene e se ti vogliono bene forse è perché anche tu vuoi bene loro e questo vuol dire che probabilmente hai fatto un buon lavoro in passato, sei stata una brava amica, cugina, nipote, conoscente...

Mi sono resa conto che nel corso degli anni ho
tessuto molti rapporti "buoni" i cui risultati si
sono visti quando ne ho avuto bisogno.
Ti auguri che a loro non accada mai niente di brutto ma ti riprometti che sarai sempre presente quando loro avranno bisogno del tuo aiuto!

Non è ciò che piace leggere a molti, lo immagino, ma quando ricevi una diagnosi di tumore, una delle prime cose a cui pensi è la morte.
Per quanto mi riguarda non ci ho pensato nel senso negativo del termine.
Ho fatto una sorta di bilancio, mi sono detta che a 35 anni ho raggiunto quasi tutti gli obiettivi che mi ero prefissata: ho avuto una bellissima infanzia, sono cresciuta in una famiglia che mi ha trasmesso dei valori e non mi ha fatto mancare mai l'affetto, ho incontrato ottimi amici durante il mio
percorso di vita, mi sono laureata, ho conosciuto il vero amore, ho messo al mondo due bambini in salute e semplicemente stupendi, ho avuto le mie piccole soddisfazioni professionali.
In pratica ho vissuto molto attimi di felicità arrivata fino a qui...
Per cui,se fossi morta a causa del
cancro, almeno potevo considerarmi soddisfatta della mia vita.
Inoltre pensi ai bambini che muoiono di leucemia, ai ragazzi che perdono la
loro vita negli incidenti stradali il sabato sera, alle piccole anime volate in cielo molto prima dei 35 anni.
In pratica è un modo per dire alla morte che
sarebbe potuta arrivare tranquillamente, che
meglio a me che ai miei figli o a mio marito. Non si tratta di depressione o poco attaccamento alla vita ma è solo un modo per mettersi allo specchio e affrontare ancora meglio la realtà che potrebbe essere e io potrò affrontarla finalmente con un sorriso non finto e non forzato anche perché con la morte non puoi certo barare!


Dopo questi pensieri ti rendi conto che ora sei viva ed è giusto rendere onore al presente.



 IO E LE ALTRE.

Quando ricevi una diagnosi di tumore al seno e
fortunatamente hai avuto poco a che fare con
questa malattia, avverti subito l'esigenza di
cercare su internet più informazioni possibili
riguardo a ciò che hai e soprattutto pensi sia utile leggere.
Leggi e ascolti le storie di altre donne
che hanno vissuto o che vivono ancora la tua
stessa esperienza. Prima di tutto inizi a
familiarizzare con termini quali tumore in situ,
carcinoma infiltrante, grado di differenziazione,
risposta ormonale, benigno, maligno ecc.
Dopo che sei riuscita a decifrare quale sia il tuo tipo di cancro (perché se proprio lo devo affrontare è meglio conoscerlo bene) cerchi storie simili alla tua e mai che potresti impattare in una finita male...
Tutte, o quasi, ti raccontano di quanto sia
possibile guarire, di quali escamotage emotivi
puoi mettere in atto per sconfiggere il drago, il
mostro, il bastardo e lo fanno tutte col sorriso,
altre addirittura lo considerano come
un'opportunità per cambiare la tua vita, essere
una persona migliore, diventare più forte.

La prima cosa a cui ho pensato leggendo queste storie è che grazie al cancro finalmente io avrei avuto un po' di PIETA' dalle persone che amo.
La mia opportunità era quella di stare al centro della scena in un momento della mia vita in cui mi sentivo non più importante di uno straccio usato.
Il tumore ha provocato in me una delle emozioni più brutte che una persona possa provare: L'egoismo!

Naturalmentenon mi ero resa conto a
cosa stessi andando incontro per questo la mia
prima diagnosi non mi ha per niente spaventata e addirittura quando arrivavano le continue telefonate di dispiacere, commiserazione e di
incoraggiamento da parte di amici e parenti, non solo rispondevo col sorriso ma credevo persino che fosse tutto completamente esagerato, enfatizzato, paradossale.

All'inizio sei quasi felice nel vedere che tante
persone ti sono vicine, che ti contattano ogni
giorno per sapere come stai, che si preoccupano per te e davvero inizi a montarti la testa convincendoti che sarà solo una breve fase della tua vita che passerà presto senza lasciare nessuna traccia sul suo percorso.
Col tempo questa convinzione sparisce e ti accorgi che non sono tracce ad essere lasciate ma solchi molto profondi che ti accompagneranno per il resto
della tua esistenza...

Solo quando sei quasi alla fine della cura ti attacchi il più possibile alle cose positive e cerchi di trasmetterle alle altre donne
che stanno per salire sulla giostra del cancro
perché comprendi che partire da illuso è molto
meglio che farlo da impaurito.



 MAMMA HA LA BUA ALLA TETTA

Una frase che ho sempre pronunciato e che
continuo a dire riguardo al mio tumore al seno è che sono stata molto fortunata perché a
differenza di altre donne e (purtroppo) ragazze, il cancro ha deciso di farmi visita subito dopo aver partorito il mio secondo figlio.
Il dono della maternità che tutte noi diamo per scontato non è destinato facilmente a giovani ragazze che dopo operazioni e chemioterapia devono affrontare cure antormonali che ti mettono in menopausa per minimo 5 anni e rischiano di sfidare troppo la biologia femminile.
Non posso e non voglio entrare nel merito della questione sia perché non ne conosco gli effetti emotivi e sia per rispetto nei confronti di tutte queste donne che sono certa meriterebbero di ricevere questo regalo.

Detto questo, quando però sei madre e hai il
cancro diventa un pochino complicato gestire la faccenda semplicemente perché non puoi
pensare di agire considerando esclusivamente la tua persona ma devi organizzare l'intero
"pacchetto".
Ogni volta che arriva un referto e ti
avvisano che c'è in vista un intervento chirurgico o una cura chemioterapica ti chiedi 2 cose:
"come farò con i bambini" e "come glielo spiego
ai bambini"?
 Mettici pure che il tuo secondogenito ha appena compiuto 1 anno e il gioco si fa ancora più interessante!

Ricordo con affetto la mia ingenuità quando mio marito, subito dopo la diagnosi di carcinoma infiltrante, mi ha imposto di andare subito all' IEO di Milano e io ho risposto: "tu sei pazzo!!! E a chi li lascio i bambini? Io non ho mai dormito una notte senza di loro" e mi ha fatto talmente arrabbiare il fatto che lui non capisse quanto fossi seria e vedendolo sorridere di ciò che avevo appena detto. Davvero ci ho messo molto tempo per comprendere che ho esagerato nel pensare
che fosse impossibile lasciare i bambini ai miei
genitori per guarire dal cancro.
Io non mi reputo una super mamma ma ho sempre badato da sola ai miei figli e il pensiero di doverli "lasciare" seppur ai loro nonni che li amano almeno quanto me, mi ha fatto impazzire.
Il cancro ha sconvolto la nostra quotidianità, mi ha allontanato da loro, mi ha resa meno indispensabile agli occhi dei miei bambini e mi ha fatto venire dei sensi di colpa che sono certa non passeranno mai più!

Molti diranno che è assurdo sentirsi in colpa per essersi beccata un tumore...
"Non è colpa tua"

"meglio una mamma lontana adesso che morta
per sempre"

"da grandi dimenticheranno tutto"

queste altre tipiche frasi che mi sono sentita dire e che ho dovuto ingoiare a forza.
Parlare è facile,ma provate voi ad entrare in una sala operatoria a 800 km di distanza dai vostri figli e non poterli vedere per un mese intero al ritorno.
Sono certa al mille per mille che tutte le mamme che hanno affrontato queste situazioni nella loro mente hanno mandato a fanculo tutti coloro che hanno pronunciato queste frasi.

Non è per niente bello trascorrere notti insonni per impostare il discorso che faccia capire a tua figlia di 5 anni che cos'è un tumore e ti incazzi a bestia perché una bambina di 5 anni non dovrebbe avere una madre con un tumore.
Ogni mamma trova il suo modo per comunicare le proprie emozioni ai suoi
figli e a mio parere non ne esiste uno giusto o
uno sbagliato.
Io ho deciso di mettere al corrente mia figlia di tutto ciò che mi è accaduto e ho
fatto leva su una cosa molto importante a mio
avviso: "la verità".
Mi sono messa per un attimo nei panni di G. e mi sono tornati alla mente flash di quando ero piccola, discorsi di adulti che amavo ascoltare e ogni volta che chiedevo spiegazioni riguardo ad un argomento, la risposta
secca e immediata era sempre:" Niente".

Questa risposta l'ho sempre odiata perché ha sempre causato in me molta confusione e frustrazione.
Per questo motivo ho pensato che l'intelligenza
di mia figlia non meritasse un secco "niente" e
ogni volta che lei chiede io le rispondo dicendole, appunto, la verità.
La prima cosa che le ho detto è che la mamma ha la "Bua alla tetta" e dopo il
primo intervento le ho addirittura fatto vedere le cicatrici per spiegare perché non potessi
prenderla in braccio o giocare alla lotta con lei e il fratellino. Da lì, man mano che i referti davano Esiti sempre più sconfortanti le dovevo far capire che la Bua non sarebbe passata facilmente e velocemente per cui bisognava creare una storia intorno alla situazione sperando di poterle
raccontare presto del finale positivo. Non sapevo come chiamare l'antagonista che si era
impossessato della mia tetta e che la stava
distruggendo e proprio quando ero sul punto di inventarmi un nomignolo la fantasia di mia figlia ha preso il sopravvento sulla mia e ha tirato fuori la sua versione dei fatti. G. ha chiamato il tumore col nome dell'uncino del famoso capitano di Peter pan che stava pungendo il mio seno.
Le ho spiegato che solo i dottori erano in grado di togliere questo uncino e lei ha subito compreso e accettato la situazione come quando si va dal pediatra per la tosse o il mal di gola.
Ricordo che ero molto irritata quando sono stata dall'oncologo per organizzare le chemio terapie perché il dottore mi disse che vista l'età dei miei figli sarebbe stato utile utilizzare una parrucca per non traumatizzarli.
Questo pensiero per me ha rappresentato un'offesa all'intelligenza dei miei figli, soprattutto a quella della più grande
così mi sono promessa di non dar retta allo
"pdiconcologo" di sta minchia. Prima di iniziare la cura ho portato G. dal parrucchiere e ho accorciato di tanto i capelli (lei ha tagliato solo le punte) e quando mio marito me li ha rasati perché non sopportavo il fatto di ritrovarmeli ovunque, lei è stata presente. Ho sempre sorriso davanti a lei e non appena mi ha vista senza capelli ha riso tantissimo dicendomi che ero buffa e che avevo i capelli uguali a zio Domenico
(un mio amico completamente calvo). In quel
momento ho capito che non solo ho una figlia
straordinaria ma che avevo fatto bene a dare
retta al mio istinto di madre. E non sapete quanto ho sbagliato nel pensare diversamente nei confronti di A., il più piccolo. Per mesi interi, giorno e notte, non ho tolto il turbante da testa perché credevo che vedendomi calva potesse non riconoscermi e persino allontanarsi da me.
La mattina mi preoccupavo se lui al risveglio
potesse trovarmi col foulard spostato di qualche centimetro e così ero sempre sull'attenti per rimetterlo a posto. Un bel giorno caldo di
primavera, finite le cure e trovandomi a casa da sola con lui, mentre gli cambiavo il pannolino istintivamente ho tolto il turbante e non appena si è accorto della mia testa scintillante mi ha fatto un sorrisone e come a dire: "ma che bel gioco questo" e da quel giorno in casa potevo
essere finalmente me stessa con i miei bambini.
Non appena i miei capelli hanno ricominciato a crescere loro ci hanno addirittura iniziato a
giocare con la mia testa passandoci le loro
manine sopra per rilassarsi e credetemi che
quelle carezze non le dimenticherò mai per tutta la vita ❣️

mercoledì 24 giugno 2020

PANCAKE ALL'ACQUA - ALIMENTAZIONE SANA

Ciao a tutti! Eccoci con una nuova ricetta 😋
Ottima colazione o spuntino light ma buonissimo.




INGREDIENTI
150gr farina
50gr zucchero
1 pizzico di sale
Mezza bustina di lievito per dolci
200ml di acqua
2 cucchiaini di olio di semi

PROCEDIMENTO
Uniamo tutti i componenti secchi nella nostra ciotola e, mescolando, uniamo a filo i componenti liquidi. Uniamo i composti, sempre dal basso verso l'alto, per incorporare aria. Il composto avrà delle bollicine sulla superficie.
Prendiamo una pentola antiaderente e passiamo un pezzo di carta con un po' di olio.
Iniziamo a formare dei dischi con il nostro impasto e cuociamo un paio di minuti per lato. Ci rendiamo conto che possiamo girare il pancake quando si saranno formate le bollicine tipiche sulla superficie durante la cottura.
Per renderli golosi, possiamo accompagnarli con 30 gr di cioccolato fondente da sciogliere sopra al pancake oppure yogurt magro e fragole 😋❤️
Alla prossima ricetta, simona ❤️

martedì 9 giugno 2020

L'altra faccia del Covid. I pensieri di Patty....

#oggiparlaPatty



Sembra quasi strano parlare di positività al tempo del Covid19 dove paura, incertezza, dubbio, sfiducia ed altro ancora hanno preso il sopravvento.
Tanto è che ancora oggi c' è tanta gente che ancora non esce di casa per paura di qualsiasi cosa.
Dal momento che anche il culto religioso  non ha potuto dare  rifugio spirituale ai  fedeli si puó immaginare il disorientamento totale che ognuno di noi ha sofferto.
 Il mio ricordo va alle  strade vuote che nel percorrerle mi incutevano paura ignota.
L' unica alternativa positiva per tutto il periodo Covid19  era rifugiarsi in casa tra gli affetti dei propri cari.
È proprio in quel periodo che voglio portarvi.

Il senso ed i  valori della famiglia, dell'unione, della fratellanza e dell'aiutarsi a vicenda hanno trovato sfogo in tutta la bellezza del nostro animo in contrapposizione alla paura ed al terrore.
Esattamente la consapevolezza del  vivere esclusivamente  nel qui ed ora nel dubbio di un domani incerto .
Vivere l 'istante come se fosse stato l'ultimo momento.

Questo  ha reso possibile che ogni componente della famiglia servisse all'altro in maniera spontanea.
Ed allora è cominciata ad emergere la voglia di fare e sperimentare il nostro impegno nel realizzare piccoli pranzetti etc etc....
 Ed è arrivato il momento di preparare le pizze fatte  in casa  in tutti i modi possibili.
Il tempo non passava mai e allora si è passato alla  lievitazione naturale della pizza almeno di 24 ore come se fosse stato un rito o una tradizione,  del resto avevamo tanto e  tutto il tempo a disposizione.
Effettivamente non sapevamo cosa fare!!!
Per non parlare poi del momento di mangiare e gustare i nostri pregiatissimi piatti...
Che grande soddisfazione quando nel mangiarli tutti  insieme si sono riscoperte nuove ambizioni e tendenze!!!
Tutto molto sorprendentemente bello.
Ecco ad un certo punto ci siamo ritrovati tutti in casa e nessuno aveva impegni anzi tutto era superfluo solo i valori per cui vivere veramente hanno dato senso alla nostra vita. Ecco cosa ci ha insegnato il covid 19:
Il rispetto per la natura e le cose.

Patty

sabato 6 giugno 2020

MERLUZZO MARINATO CON IMPANATURA AL LIMONE - ALIMENTAZIONE SANA

Ciao a tutti! Eccoci con una nuova ricetta 🎉
MERLUZZO MARINATO CON IMPANATURA AL LIMONE

 

INGREDIENTI x 2 persone
300gr di merluzzo
3-4 foglie di pianta di limone
2 cucchiai di olio d'oliva
2 cucchiai di pan grattato
Spezie come erba cipollina, prezzemolo, timo e rosmarino
Sale q. B.
2 limoni
4 foglie di pianta di limone

PROCEDIMENTO
Disponiamo la nostra placca da forno con carta forno e su di essa poggiamo le foglie di limone.

Intanto procediamo con la marinatura del merluzzo con 1 limone spremuto e tagliato a pezzi, 1 cucchiaio di olio e sale. Lasciamo marinare per circa 30 min in frigo ed intanto prepariamo l'impanatura. 
In una bacinella mescoliamo tutte le spezie tritate finemente, succo di 1 limone, sale, 1 cucchiaio di olio e pan grattato.
Ora che abbiamo tutto pronto, possiamo procedere disponendo i filetti di merluzzo sulle foglie della pianta di limone e, poggiando sopra i filetti, la nostra impanatura.  Se è poca Aggiungiamo altro pan grattato.
Cuociamo in forno ventilato per 15/20min a 180°C.
Alla prossima ricetta, simona ❤️


mercoledì 3 giugno 2020

SuperMamme,lavoro e tempo libero. Cosa è davvero importante.

#mammeHulk
#oggiparlaAngela



"E pensare che solo 3 mesi fa ero alle prese con dei ritmi no stop per conciliare famiglia, casa, lavoro.
Abbiamo creato il nido per la nostra famiglia qui in città, pur avendo tutti i parenti molto lontani (il più vicino è a 200 km da casa) e nella vita di tutti i giorni, anche nelle piccole cose quotidiane, la differenza si sente.
Dall’alba del lunedì mattina e per tutta la settimana, era una corsa su tutto e più si cercava di battere l’ultimo secondo, più tuo figlio percepiva questa ansia e chiedeva “con i suoi segnali” il rispetto dei suoi tempi.

Già si sentiva questo senso di disagio quando si svegliava all’alba: effettivamente noi adulti lo facciamo per il dovere di andare a lavoro, ma un bimbo di 3 anni perché è obbligato ad entrare nel sistema di questi ritmi serrati?

*Eh ma tutti lo fanno*…
Si capisco…
Ma perché se da quando è nato facevo tanto per addormentarlo e non ci si azzardava a far rumore non sia mai si svegliasse!
“Dai, svegliamolo sono le 7:00 faremo tardi!
Poi sicuramente non si vorrà alzare,  non si vorrà vestire, fare pipì, prendere il latte, fare l’aerosol, non ti dimenticare l’antistaminico e per le 7:45 dobbiamo uscire.

Perché un bimbo dovrebbe capire che è tardi, che tu hai fretta…Perché?

E se quel giorno proprio non gli andava? Voleva dormire ancora un po’?
O semplicemente desiderava star vicino alla sua mamma senza far nulla?

Spesso vivevo la scena di trovarmi sul ciglio della porta per salutarlo e correre a lavoro e lui: “No mamma, oggi mi accompagni tu e non papà?” “Amore, mamma deve correre a lavoro così la direttrice mi darà i soldini per comprare da mangiare, i vestiti, i giochini”
"Mamma, voglio a te, io piango se non ci sei, io le cose non le voglio, non prendere i soldini”.
Comunque così iniziavano tutte le mattine ed ogni lunedì, martedì, mercoledì ecc si aspettava il week end che ci risparmiava tutto questo.
Senza contare i giorni che non stava bene tra un virus e l’altro.
Il week end era diventato l’attesa di un sogno per poter ricaricare le energie e recuperare l’arretrato della settimana per poi ricominciare.
Noi mamme ci sentiamo delle superwoman davanti ai nostri figli, troviamo una forza dentro di noi inspiegabile e sfideremo tutta la schiera dei supereroi di Marvel per proteggerli sempre e renderli felici.
Ma noi donne come stiamo veramente?
C’è tutto il tempo per la casa, per il lavoro, per i figli, per il marito e quanto tempo dedichiamo a noi stesse?
Ci mettiamo sempre al secondo posto rispetto a tutte le altre cose e quel posto diventa l’ultimo, senza dare la giusta importanza al fatto che se crolliamo noi donne crolla tutta la famiglia.
Se stiamo meglio e siamo felici noi donne, trasciniamo nello star bene tutta la famiglia.
Spesso i nostri piccoli sono insofferenti, per me non sono capricci, anche solo perché assorbono la tensione che ci sta intorno o il solo malessere della mamma.
Spesso mi sentivo intrappolata in questa routine, mi mancava anche scambiare una parola di persona con una mamma, un fratello, un nonno per un saluto, o solo uno sguardo, o solo passare da casa per far due passi con il nipotino.
Mi mancavano cose banali che poi cosi banali in fondo non lo sono per niente, una domenica a pranzo dai nonni è un evento che si ripete una volta dopo diversi mesi, quando da bambina invece non c’era domenica che non fosse a pranzo dai nonni con la mitica pasta fatta in casa.

La mia boccata d’aria, il mio momento per me stessa, per il mio corpo e soprattutto la mia mente, era la lezione di pilates in associazione. Devo ammettere che anche lì si batteva l’ultimo minuto ed ogni altra circostanza del momento mi faceva subito dire: “Vabbè non fa niente, non vado” (sempre perché anche l’ultima stupidaggine viene prima di noi). Invece, quello che aveva capito che era più importante di tante altre cose era proprio mio marito, aveva compreso che mi sentivo insostituibile e spesso era lui ad insistere perché non ci rinunciassi.

Un’ora per liberare la mente e dimenticarti di tutto (dei panni, della cena, della pratica a lavoro, della tosse di tuo figlio);
Un’ora per riascoltare il tuo corpo e sentirti meglio.
Un’ora da passare tra donne che in modi diversi vivono le tue stesse gioie ed i tuoi stessi disagi; un’ora per scambiarsi uno sguardo di conforto.
Un “Ti capisco” che spesso dice molto più di 1000 parole.
Un’ora che chi ha vissuto un po’ più di te, comprende quegli occhi stanchi o spenti e ti strappa una risata!
Semplicemente un’ora di libertà ed anche se sei su un tappetino, tu ti senti su una nuvola con il cielo sereno, nonostante fuori hai attraversato una tempesta!

lunedì 25 maggio 2020

RAVIOLI GIAPPONESI

Ciao a tutti! Eccoci con una nuova ricetta votata sulle storie di instagram!


A grande richiesta
RAVIOLI GIAPPONESI

INGREDIENTI impasto
400gr di farina 0
200gr di farino di riso
200ml di acqua

INGREDIENTI Farcitura
1/2 verza (se piace poco va bene anche 1/3)
2 carote
1 zucchina
6 cucchiai di salsa di soia
350gr di carne di manzo
Pizzico di sale

PROCEDIMENTO
Con questi ingredienti escono almeno 35 ravioli.
Iniziamo col fare l'impasto mescolando in una ciotola capiente la farina di riso, la farina 0 e tutta l'acqua a temperatura ambiente. Impastare fino ad ottenere un panetto liscio e lasciarlo riposare coperto con canovaccio per circa 30 min.
Intanto, prepariamo la farcitura, tagliamo finemente le verdure (io ho usato un robot da cucina per avere un impasto più omogeneo).
A questo punto uniamo un pizzico di sale e Aggiungiamo la salsa di soia e la carne.

Arrivati a questo punto, stendiamo la nostra pasta su un tavolo di legno e infarimando il mattarello.
La pasta deve essere non sottilissima e creiamo dei dischi aiutandoci con i bordi di un bicchiere.

La chiusura del raviolo.
Posizioniamo il disco sulle nostre mani, mettiamo un cucchiaio di farcitura e chiudiamo per primo i lembi di pasta al centro. Dopo di che, creiamo delle pieghe andando verso un bordo e poi dall'altro lato ugualmente.
Trovate anche la videoricetta salvata su Instagram per vedere bene la chiusura.

Per cuocere i ravioli abbiamo bisogno di una pentola antiaderente bella grande. Mettiamo un filo d'olio al centro, posizioniamo i ravioli cercando di non sovrapporli, e Aggiungiamo 1 bicchiere intero di acqua.
Facciamo cuocere con coperchio chiuso per 7 min.
Alziamo il coperchio, li giriamo, Aggiungiamo salsa di soia, e mezzo bicchiere di acqua. Continuiamo la cottura per altri 5 min senza coperchio.

Ed ecco pronti i nostri ravioli giapponesi ❤️
Alla prossima ricetta,Simona
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